BackLa falsa ribellione di Miss Palestina
Di Sousan Hammad – 10 Gennaio 2010
[Nazareth, West Bank - 8 Gennaio 2010] - Uno dei tragici travisamenti che deriva dal vivere in un ambiente colonizzato è che la popolazione “inferiore”, o oppressa, aspira a conquistare l'ammissione al mondo occidentale. Sembra che ci sia una tendenza emergente di questo tipo di appagamento, dove la sottomissione ha preso il posto della rivoluzione. L'introduzione di spettacoli, come il conseguimento di un Guinness dei primati per il piatto più grande di Kanafeh
e la ricerca di una reginetta di bellezza nazionale, sono solo due esempi di come pratiche tanto assurde stiano diventando la normalità accettata nelle città Palestinesi.
A Nazareth, in occasione della cerimonia finale del concorso di bellezza Miss Palestina, svoltasi il mese scorso, sono stati lanciati coriandoli sulle partecipanti, e una corona di gioielli in stile Vittoriano è stata posata sulla testa della vincitrice - una ragazza con occhi azzurri e capelli biondi. Yara Mashour, organizzatrice di Miss Palestina a Nazareth, ha dichiarato di aver creato lo spettacolo perché vuole far sì che la gente conosca delle donne moderne. "Io credo nella libertà", ha detto la Mashour. "Ciò su cui è basato questo spettacolo è l'emancipazione delle donne". La Mashour, che si sente una donna moderna, si vanta della propria educazione occidentale e del suo essere celibe. Vuole che Nazareth, ha detto, diventi parte del mondo internazionale.
Questa è stata la quinta edizione annuale per il concorso di bellezza Miss Palestina, chiamato anche Miss Lilac / Lilla. Alcuni a Nazareth hanno ripudiato lo spettacolo definendolo un costosissimo eccesso, mentre la reazione di Israele è stata "a ritroso", per come l'ha messa la Mashour. "Ogni volta che gli Israeliani ci vedono andare avanti, rimangono scioccati. Loro non vogliono vederci come persone progressiste."
Ma l'ostracismo non preoccupa la Mashour. Si è abituata al risentimento dei Nazareni per le questioni "tabù" che vengono messe in evidenza dalla sua rivista, come il sesso, gli orgasmi e gli interventi di rinoplastica [rifacimento del naso]. Assieme alla sorella, la Mashour ha creato la rivista Lilac quasi dieci anni fa ed è stata fatta oggetto di così tanta attenzione che anche il New York Times le ha dedicato un articolo. Ha definito Lilac una “replica in stile occidentale di Cosmo Girl e People ma con ambientazione Araba," una prodezza, ovviamente, per le sorelle.
Miss “Palestina Occupata” annullata
A Ramallah, le circostanze erano diverse. La prima edizione del concorso di bellezza West Bank era stata inizialmente fissata per il 26 dicembre (un giorno prima del primo anniversario della guerra condotta da Israele contro il popolo Palestinese a Gaza). Ma cinque giorni prima della competizione, funzionari dell'Autorità Palestinese (AP) hanno deciso di annullare l'evento a causa della “conflittualità di programma".
Hamas ha pubblicato un comunicato stampa prima della decisione dell'Autorità Palestinese, dichiarando che un concorso del genere "è completamente in contraddizione con i valori e le tradizioni Palestinesi." La dichiarazione ha poi aggiunto, "Il mostrare belle ragazze di fronte ai mass media e al pubblico, mentre il nostro popolo a Gaza sta soffrendo... viene respinto ed è considerato una cieca imitazione di tradizioni Occidentali."
Miss Palestina è diventata rapidamente un oggetto di culto malsano per i giornalisti. Una pubblicazione ha scritto che l'evento è un modo di fornire un “nuovo punto di vista sul conflitto Israelo-Palestinese". Così, quando il concorso è stato annullato, la stampa Israeliana e quella occidentale hanno demonizzato l'Autorità Palestinese, ma ancora di più Hamas, per la sua decisione di interrompere lo spettacolo. Ciò che affascina i giornalisti e gli editori è la “facade” in cui si stanno trasformando i Palestinesi, o stanno tentando di diventare, una società basata sugli idealismi della libertà e di emancipazione, anche se gli si nega questa “facade” a causa dell'Islam o dell'essere, semplicemente, Palestinesi.
Su un articolo pubblicato da Global News, un giornalista ha descritto Salwa Yusef, l'organizzatrice del concorso di Ramallah, come una donna ribelle che è divorziata e fuma sigarette. Ha parlato in maniera tragica del suo sogno di dar vita ad un concorso di bellezza, dicendolo come se questo significasse civilizzare la Cisgiordania. "Siamo una società come le altre – Sì, viviamo sotto occupazione, ma questo non significa che non possiamo avere delle celebrazioni". Yusef, come la Mashour, sembra pensare che un concorso di bellezza sia in grado di liberare le donne Palestinesi e incoraggiarle a diventare indipendenti. Tuttavia, la maggioranza delle donne che si sono iscritte all'evento hanno poi rinunciato a causa della pressione esercitata dalle loro famiglie.
Sulla questione di aver scelto che lo spettacolo si svolgesse quasi lo stesso giorno della commemorazione della guerra di Gaza, la Yusef ha detto sfacciatamente che non è stata una decisione politica. Ha più volte espresso la speranza che il concorso Miss Palestina possa svolgersi nel mese di Gennaio (se l'AP lo permetterà.)
La tragedia in tutto questo, non è solamente la trasformazione delle donne in merci feticizzate, ma la convinzione che questi eventi possano creare un senso di normalità in Palestina. Anche se entrambe le organizzatrici del concorso ritengono di essere nel giusto, il loro desiderio di riconoscimento e di accondiscendenza dall'Occidente finisce solamente per porle in uno spazio statico e inferiore, da dove il loro contributo si rende responsabile della svalutazione della lotta Palestinese. Se solo potessimo convincerle del contrario: è per questo che prima di decolonizzare la terra, dobbiamo decolonizzare la mente.
Sousan Hammad è una scrittrice e una giornalista che vive nella città Palestinese di Nazareth. Il suo blog è www.sousanhammad.com e la si può contattare a sousan.hammad@gmail.com.
Traduzione a cura di Melektro per radioforpeace.info
Foto: Il concorso di bellezza Miss Palestina è un altro assurdo tentativo di portare normalità alla vita sotto occupazione - (Lilac magazine)