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Cinquanta anni di pratiche e di studi sulla tortura di CIA ed esercito statunitense

Di Enrico Fletzer – 9 Ottobre 2008

Alfred W. McCoy, docente di storia dell´Asia all´Università del Winsconsi, é noto a livello mondiale per aver scritto "La politica dell´eroina", tradotto in numerose lingue e in 35 edizioni in inglese.

Il tomo, che descrive accuratamente il ruolo della CIA nel traffico internazionale di stupefacenti, era stato pubblicato anche in Italia ed é divenuto una lettura obbligata per chiunque voglia avere una visione geopolitica del narcotraffico tanto che l'autore fu invitato al Pentagono durante l'amministrazione Clinton.

Il volume, inizialmente basato su una ricerca sul campo svolta in Laos durante la "guerra segreta", svelò i traffici della compagnia Air America, il trait d'union tra la guerriglia anticomunista dei Hmong e il comando USA.

Tra le foto d'archivio i vari personaggi coinvolti, fotografati nei villaggi dell´oppio dallo stesso McCoy o dal suo collega, il fotografo australiano John Everingham, erano stati colti dall'obbiettivo intenti in ipocriti comizi antidroga a Saigon (Vietnam del Sud). In quel periodo una ricerca aveva rivelato come il 38% dei GI fosse divenuto tossicodipendente. Il Presidente Richard Nixon lanciò allora la cosidetta Guerra alle Droghe. Ma come confessarono a McCoy i servizi francesi, sono sempre gli Americani a condurla "in termini strategici". Tanto a dimostrare per l´ennesima volta l´eterno connubio di vizi privati e pubbliche virtù che lega mafie e servizi, e lo stesso proibizionismo fa a pugni con il principio della legalità tanto sbandierato a destra e a manca.

Questo é un libro rivoluzionario che ha ispirato anche il film d'azione 'Air America' di Roger Spottiswoode con Mel Gibson e Andy Downey Jr.

Nella sua nuova e sofferta fatica, "Una questione di tortura" (Socrates 2008), McCoy analizza con perizia di dati e di nomi il lavoro di ricerca e di applicazione della tortura in tutto il mondo da parte della CIA e sono altresì esposte le mistificazioni mass-mediologiche a favore di forme moderne e legali di tortura che accompagnarono gli eventi dell'11 Settembre e che furono utilizzate per invadere l´Iraq oltre che per ridurre le libertà civili in tutto il mondo.

Lo schema della propaganda è abbastanza semplice ed è ripetuto in maniera martellante ogni volta che serve. Allora gli Americani sentirono ripetere in continuazione e anche in alcuni telefilm, il seguente ritornello: "Nello scenario seguente degli investigatori statunitensi riescono a catturare un terrorista che aveva poco tempo prima nascosto una bomba atomica a Time Square, New York. Il detonatore del timer è inserito. In questo caso non è forse dovere delle autorità agire in fretta nei confronti dell´autore - anche adottando delle misure coercitive - per scoprire in tempo il meccanismo del timer e salvare milioni di vite?"

E´ questa peraltro un´argomentazione simile a quella utilizzata dal Segretario di Stato statunitense Colin Powell per muovere guerra a Saddam Hussein grazie all´intelligence estorta da un tal Al-libi che avrebbe rivelato che l´Iraq avrebbe prodotto armi di distruzione di massa in collaborazione con Al Qaeda. Di questo Colin Powell dice ora di vergognarsi ma quel che è fatto è fatto.

E´ questo genere di espedienti retorici che lo storico statunitense Alfred McCoy utilizza nel suo brillante libro "Una questione di tortura" uscito in questi giorni per la casa editrice romana.

L´accademico statunitense fornisce un´argomentazione appassionata, sempre convincente, contro l´adozione di metodi di tortura senza peraltro esprimere una pura e semplice obiezione morale. La sua argomentazione principale è che quando le democrazie ricorrono alla tortura, le conseguenze negative superano i molteplici possibili vantaggi per gli stessi esecutori.

Insomma come avvenne per il dittatore filippino Marcos o lo Shah di Persia, la tortura non paga e diviene generalmente un fattore disgregante per la società dei torturatori che rompono i ranghi non solamente di secoli di civiltà e di umanità ma anche, molto più importante, i vincoli della disciplina e delle gerarchie.

Alfred W.McCoy smaschera in maniera molto arguta non solamente le argomentazioni pseudo-accademiche a favore della tortura "democratica" ma svela anche le contraddizioni di un torturato doc, il senatore repubblicano John McCain che della tortura ha visto solo gli aspetti più banali e non quelli realmente praticati da Washington e che sono stati legalizzati.

Il libro ripercorre la storia delle tecniche di interrogatorio attraverso gli esperimenti con l´LSD passando per la deprivazione sensoriale e il dolore auto-inflitto studiato ed applicato con la collaborazione di centinaia di ricercatori e professori universitari di tutto il mondo. Aggiungo che molto probabilmente ci sarebbero molti posti vacanti nelle facoltà di psicologia se solo fossero pubblicati gli archivi di chi ai progetti della Cia ha lavorato nelle università canadesi ed europee.

Il libro ha scatenato reazioni abbastanza curiose e cariche di panico negli USA dove l´APA Review of Books, la rivista dell´Associazione Psicologica Americana ha fatto uscire ben tre recensioni del libro, visto che il tema della tortura riguardava e riguarda l´intera categoria accusata di complicità più o meno volontaria con la tortura sponsorizzata dalla CIA.

Anthony J. Marsella, uno psicologo dell'UCLA, offre nel panorama delle recensioni dell'organo dell´APA forse la voce più positiva rispetto al libro: "Questo volume, che va assolutamente letto, rivela la complessa relazione storica tra la psicologia, gli psicologi, la CIA e la tortura, e così facendo, riesce a modificare la nostra etica, valori, e comportamento in quanto psicologi e cittadini. Quel che rivela McCoy è come la ricerca di base e le applicazioni professionali della conoscenza psicologica siano capaci d´abuso sotto la copertura della sicurezza nazionale. Secondo la mia opinione, il volume va letto da tutti gli psicologi proprio perché solleva una serie di questioni molto controverse rispetto agli usi e agli abusi della conoscenza psicologica e principi di psicologi e di altri che inizialmente generarono ed applicarono le idee, concetti e metodi, specialmente con riguardo alla tortura e agli abusi dei diritti umani....Il volume di McCoy solleva tutte queste questioni, tanto più che ricostruisce la storia dell´interesse della CIA, successiva padronanza, elaborazione, e l´eventuale affinamento della conoscenza psicologica e dei principi da utilizzare nei metodi d´interrogatorio che comprendono la tortura in ogni definizione del termine. Usando una grande mole di materiali, inclusi documenti accademici e governativi, McCoy ha scritto un volume che riguarda gli psicologi in maniera pressante".

Anche Stephen H. Behnke, responsabile etico dell´APA, fornisce una valutazione pacata del libro nonostante gli standard etici della sua associazione siano pesantemente criticati nel libro anche perché "affronta un argomento molto importante e complesso. La ricerca impressionante di McCoy in questo settore sarà letta da molte persone, e questi commenti sul lavoro in corso delle associazioni professionali che stanno esaminando questo argomento avranno sicuramente un ruolo utile e delucidante. E´ una storia che è stata documentata in maniera esauriente in una valanga di libri, documenti, manuali di addestramento della CIA e commissioni di verità. Nel suo recente libro 'Una questione di tortura', Alfred McCoy sintetizza quest´ingombrante fardello di prove, producendo un racconto indispensabile ed inchiodante di come dei mostruosi esperimenti finanziati dalla CIA sui pazienti psichiatrici e i prigionieri negli anni Cinquanta si sia trasformato in un modello per quello che lui definisce 'tortura no touch,' basata sulla deprivazione sensoriale e il dolore auto-inflitto. McCoy ricostruisce come questi metodi fossero stati testati sul campo da agenti della CIA in Vietnam come parte del programma Phoenix e quindi importati in America Latina e in Asia sotto la copertura di programmi d´addestramento della polizia. Non sono solo i difensori della tortura che ignorano questa storia quando accusano degli abusi 'un manipolo di mele marce,' così anche fanno molti dei più noti oppositori della tortura come il principale propagatore di questo discorso (che Garry Willis definiva 'innocenza originaria'), il Senatore John McCain, che scrivendo su Newsweek sul bisogno di bandire la tortura, sosteneva che quando era un prigioniero di guerra a Hanoi, si sentiva legato alla consapevolezza 'di essere diversi dai nostri nemici...che noi, qualora i ruoli si fossero invertiti, non ci saremmo disonorati commettendo oppure approvando un tale maltrattamento nei loro confronti.' Ma il commento di McCain costituisce una vera e propria distorsione di proporzioni storiche. Anche perché proprio nel momento in cui McCain era stato fatto prigioniero, la CIA aveva già lanciato il programma Phoenix e, come scrive McCoy, "i suoi agenti stavano operando quaranta centri d´interrogatorio nel Vietnam del Sud che uccisero oltre ventimila sospetti e torturati," una accusa che lui sostiene con pagine di citazioni di rapporti di stampa e con le prove del Congresso e del Senato...Ma il problema è quello di pretendere che sia stata l´Amministrazione Bush ad inventare la tortura. "Se non si capisce la storia e lo spessore della complicità istituzionale e pubblica," afferma McCoy, "allora non si potrà iniziare ed intraprendere delle riforme efficaci. I legislatori risponderanno alla pressione eliminando una piccola parte dell´apparato di tortura, chiudendo una prigione, un programma, addirittura chiedendo le dimissioni di una mela effettivamente marcia come Rumsfeld. Ma, a meno di sostanziali cambi di rotta,” sostiene McCoy, "manterranno il diritto di torturare."

Insomma, pare chiaro che in caso di vittoria di McCain la tortura della CIA continuerà in maniera forse più discreta ma anche da Barak Obama non c'é da aspettarsi troppo se verranno a mancare le premesse di un discorso pubblico sull'argomento. Dal libro é stato peraltro prodotto un altro film, 'Taxi to the Dark Side' di Alex Gibney, premio Oscar per il miglior documentario del 2008 e a breve in distribuzione nelle sale italiane che ne faranno richiesta.

Una questione di tortura, di Alfred W. McCoy
Traduzione: Enrico Fletzer
Edizioni Socrates, 2008
Pagine: 334 - Prezzo: € 16,00