Di Luca Baroncini – 15 Settembre 2009
[14 Settembre 2009] - Terminata la kermesse festivaliera il Lido di Venezia torna ad essere una placida isoletta meta di un turismo per lo più locale, nonostante le spiagge lunghissime di sabbia fine e la Bandiera Blu recentemente conquistata.
Come al solito è il verdetto della Giuria (quest’anno capitanata da Ang Lee e composta da Sergey Vladimirovic Bodrov, Sandrine Bonnaire, Liliana Cavani, Luciano Ligabue, Joe Dante e Anurag Kashyap) a ipotizzare cosa resterà di questi dieci giorni di full immersion nel cinema, mentre sarà probabilmente il tempo che ci confermerà o meno se la Giuria è stata in grado di andare oltre le mode del momento.
Sta di fatto che questo è il verdetto finale:
LEONE D'ORO - Lebanon di Samuel Maoz
LEONE D'ARGENTO PER LA REGIA - Women without men di Shirin Neshat
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA - Soul kitchen di Fatih Akin
COPPA VOLPI MIGLIOR ATTORE - Colin Firth per A single manCOPPA VOLPI MIGLIORE ATTRICE - Ksenia Rappoport per La doppia ora
OSELLA D'ORO MIGLIORE SCENEOGRAFIA - Sylvie Olive per Mr. Nobody
OSELLA D'ORO MIGLIORE SCENEGGIATURA - Todd Solondz per Life during wartime
PREMIO MASTROIANNI ATTORE/ATTRICE EMERGENTE -
Jasmine Trinca per Il grande sogno
PREMIO DE LAURENTIIS MIGLIOR OPERA PRIMA - Engkwentro di Pepe Diokno
PREMIO CONTROCAMPO ITALIANO - Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli; Negli occhi di Daniele Anzellotti e Francesco Del Grosso (Menzione speciale)
PREMIO ORIZZONTI - Engkwentro di Pepe Diokno
Nulla da eccepire sul Leone d’Oro. Il film esperienziale dell’israeliano Samuel Maoz è un grido contro l’assurdità di tutte le guerre e ha la forza di imporsi nella memoria dello spettatore facendogli vivere la terribile esperienza di essere dentro a un carro armato in pieno conflitto armato.
Ottima anche la scelta di Colin Firth, interprete sensibile e carismatico del superficiale ma suadente “A Single Man”, opera prima dello stilista texano Tom Ford. Fa piacere che finalmente una commedia, peraltro molto riuscita, come “Soul Kitchen” non sia stata considerata fuori contesto in un festival un po’ spocchioso come Venezia solitamente si pone e che abbia infiammato la giuria oltre che il pubblico.
Più dubbi sulla regia dell’iraniana Shirin Neshat per “Women Without Men”, opera allegorica ambientata in Iran nel 1953 che intreccia i destini di quattro donne sullo sfondo del colpo di Stato tramato dalla CIA che riportò al potere lo Scià. I dubbi derivano dallo stile molto elegante ed estetizzante della regista, una delle più famose video-artiste del mondo, che limita la comprensione della narrazione a favore della bellezza delle immagini.
Totale dissenso, invece, per la Migliore Interpretazione Femminile. Se un film italiano doveva ottenere un premio in modo da accontentare i padroni di casa, meritava senz’altro di più la Coppa Volpi Margherita Buy, per il sottovalutato “Lo spazio bianco” di Francesca Comencini, piuttosto di Ksenia Rappoport per il sopravvalutato “La doppia ora”. L’attrice russa non riesce infatti ad essere credibile come dark lady e parte dello spaesamento dato dal film, piuttosto furbo, è proprio dovuto alla sua mancanza di carisma.
Ridicolo, poi, il Premio Mastroianni per il talento emergente a Jasmine Trinca, attrice già sulla scena da quasi due lustri in cui ha lavorato con registi del calibro di Nanni Moretti e Marco Tullio Giordana. Escono a mani vuote il discusso “Baaria” di Tornatore, che comunque al Lido non ha convinto nessuno, l’interessante “Lourdes” dell’austriaca Jessica Hausner, il saccente Werner Herzog, addirittura con due film in concorso, il filippino Brillante Mendoza, da molti dato per favorito con l’estenuante “Lola”, e l’americano Todd Solondz che con “Life During War Time” si è dovuto accontentare del premio per la Migliore Sceneggiatura.
Il resto, come già detto, sarà il tempo a imprimerlo nella memoria o definitivamente cancellarlo. Dal Lido è tutto. Buona visione sugli schermi del cinema!